Il Tentacolo/8
numero OTTO, 8 febbraio 1991
Difficile dire cosa successe in quei giorni. La mia memoria non riesce a trovare particolari eventi associati a quel lontano febbraio. Unico appiglio: il primo testo del numero: Decadimento Beta.
Ricordo che fu da lì che partì il nuovo numero.
Se non vado errato, cominciammo parlando di eventi claustrofobici, kafkiani asintoti verso la morte, fino a formulare il soggetto del microracconto. Così andammo nella solita stanza del prof. Falcone.
La stesura venne via veloce come sempre.
Ricordo la nostra strana eccitazione, ridaiola e cazzara.
Quando il pezzo fu pronto, decidemmo che era ora di cominciare a firmare anche i documenti a quattro mani e così l'autore di Decadimento Beta fu nientemeno che l'amico Frando Aiesu, che spessissimo sarebbe ricomparso nel seguito.
Il numero 8 si caratterizzò con la presenza di testi poco letterali mischiati ad altri più convenzionali.
Un primo esempio ne era Fujimientu, di Mimmo.

Seguiva un annuncio in cui invitavamo chiunque avesse qualcosa da dire a scriverci, annunciando che era pronta la raccolta completa del Tentacolo per chi volesse richiederla.
L'indirizzo indicato era quello di una casella postale che avevo preso a... scopo di lucro. Ma questa è un'altra storia.
In quel periodo abitavo in via Panebianco, a Cosenza, in un appartamento con altri studenti. Era stato Mimmo, qualche mese prima, a cedermi il suo posto andandosene a vivere ad Arcavacata, vicino all'università, in un posto immerso nella natura, più in linea col suo temperamento.
In appartamento con me, c'erano Nicola Falcone (per nulla imparentato col professore), Gabriele Sirianni e Fiorenzo Conte. Quest'ultimo, sotto lo pseudonimo di FioCo, partecipò al nuovo numero con una poesia:

Ananas circolari
palle quadrate
cerchi...
ma trovi niente
nella chiara sera.

Ancora di seguito il seguente testo:

LEC TU TOUT COM VUO
ZIP ZAP TRUT OHI AHI
NA O ZAC LUSS URIUS
TUC BOC OCCH ZIP E
ZAPPP YU ZITT Y ZITT

Quindi il solito VIVA L'ITALIA DEI PURI DI SPIRITO.
Non poteva mancare la finta citazione, questa volta attribuita a un fantomatico barone romano. In TV c'era Indietro Tutta e noi ci sentivamo molto vicini alla goliardia di Arbore e compagni.

L'ACCADEMIA DEI PUTTANANTI
La seconda metà del quindicesimo secolo vide il formarsi di una corrente culturale che passò alla storia sotto il nome di Accademia dei Puttananti. Alcuni degli artisti più illustri dell'epoca, letterati in prima fila, stanchi della seriosità imperante nella cultura frigidialica del secolo, si riunirono alla corte di Federico II di Stoccolma per testimoniare la nascita del Puttanantismo. Essi teorizzarono una letteratura dove la puttanata assurge al ruolo di somma espressione dell'animo umano racchiudendo in sé tutto lo sferos dell'esprimibile. Già nel saggio "Della figofagia dell'homo durens" di Orlando Strusciantini, considerato il manifesto del movimento, si riscontra una sistemizzazione dementica degli assiomi della pirimantica petonica ai quali in seguito tutta la corrente fece riferimento. Per la prima volta la parola assume una dignità di espressione compiuta ed esaustiva destituendo la frase della funzione di quanto fondamentale del discorso. Essi propugnarono l'uterazione sentimentale contrapposta al platonismo femminocentrico. In conclusione, l'Accademia dei Puttananti pose le fondamenta sulle quali s'ersero importanti movimenti di pensiero quali, ai nostri giorni, l'Arborismo ed il Tentacolesimo.
prof. Anselmo Cornazza, Università La Sapienza di Roma

Naturalmente ci sono innumerevoli riferimenti allo spirito che ci guidava, conditi d'ironia e gioco, e qualcuno potrebbe trovare interessante un'analisi minuziosa di quello che definirei il nostro manifesto.
Seguivano una poesia: Assurdesie, un raccontino che ricordo di aver scritto nei giorni immediatamente precedenti: Illusioni, ed una seconda poesia: Signosia, che era in realtà una insieme di lettere e segni di punteggiatura, talmente strano che quando ho provato a inserirlo qui mi si è bloccato tutto e quindi dovrete crederci sulla parola finché non trovo una soluzione tecnica.
Il numero si chiudeva con una seconda citazione, stavolta vera. Eccola:

"Il logico divenire degli eventi volle che l'uomo fosse prima della donna, poiché unica sintesi estrema di superba armonia di forme ed intelletto. Egli fu creatura rivoluzionaria ancor prima di comparire tanto era il vuoto che la natura sperava di colmare, non avendo prima individuato nessun altro fondamentale tassello..."
Niccolò Machiavelli, dal Discorso sull'uomo e la donna