16 maggio 2002, 12:47 | racconto (doc 39) di sullof
|
Autobus di giorno Le tue ginocchia velate sono lì ad un soffio dalle mie. Troppo distanti perché possano dirmi qualcosa, troppo vicine perché io non ne resti turbato. Sei compita e dolce e sorridi rivolgendoti alla signora che respira di fianco a me. Non mi guardi ma io so chi sei, so cosa vorresti essere, so chi vorresti che io sia. Io so.
Allungo i miei piedi fra i tuoi, toccando le tue caviglie perfette. E li allungo ancora e mi faccio strada fra le tue ginocchia. Tu mi guardi perplessa, i tuoi occhi parlano coi miei, alzano la voce ed urlano. Ora le mie ginocchia sono fra le tue. Hai paura. Ma non di me. Le tue gambe larghe hanno alzato la gonna. Se le allarghi ancora ti vedrò. Il tuo cuore è un solo battito. Le tue mani una scossa di freddo. Poi il calore del tuo corpo contratto, il tremore delle tue anche. Le tue ginocchia si chiudono sulle mie, come un manto di neve soffice, voluttuosa.
L'autobus ha uno scossone. Quasi ti sono addosso. Approfitto della cosa per toccarti. Sei così calda. Sei così fragile e così forte. La mia mano è rimasta sulla tua, incantata. E tu sorridi ai miei occhi sgranati, alla mia voglia. Tu sei quella che volevi essere, e io sono quello che vuoi. Mi tocchi, hai perduto ogni forma di compostezza. Mi tocchi.
Perché lo fai? Sono solo un bambino. Ho solo otto anni. Vedi come la mia mamma mi chiama e mi prende per mano? Alla prossima fermata scenderò.
|
|

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Inoltre contiene testi di diversi autori, pertanto ogni testo inserito è e resta di proprietà del suo autore e sotto la piena responsabilità del medesimo. Per qualsiasi cosa scrivere un messaggio.
|
|